Il Piedino con Rullo (per tessuti difficili)

La Macchina da Cucire ed i suoi segreti

Ed eccoci amiche ed amici, dopo una piccola pausa dall’argomento “macchina da cucire”, al nostro 7* appuntamento con la rubrica “un piedino per ogni occasione“, e 1* post riguardante i piedini per “tessuti o tecniche particolari”. Come sempre il piedino per  macchina da cucire che andremo a scoprire oggi è compreso nel Kit di 32 piedini che potete trovare in vendita su Amazon!

51qgbWoCU+L._SY355_IL PIEDINO A RULLO

E’ un piedino perfetto da utilizzare quando ci troviamo a cucire tessuti difficili come eco pelle, jersey elasticizzato, vinile, pile, maglina ed elastici in assenza dell’apposito piedino.
Si può presentare (a seconda della marca) in plastica trasparente, teflon o metallo, con tre rotelle (una più grande sulla parte frontale, e due più piccole all’altezza dell’aggancio) o più rotelle (4-5 distribuite nel piedino) che svolgono, in concomitanza del movimento delle griffe di trasporto, un’azione di presa sul tessuto che normalmente sarebbe difficile cucire con un piedino standard, mantenendolo saldamente fermo sotto l’ago e spostandolo omogeneamente punto dopo punto.
E’ importante ricordare che per ottenere risultati perfetti con questo piedino, è necessario abbinare anche il giusto punto a seconda fdel tessuto che ci troviamo a trattare, alcuni esempi: un punto dritto troppo fitto sull’eco-pelle potrebbe tagliarla, un punto troppo largo sulla maglina potrebbe non rimare elastico.
Questo piedino è inoltre particolarmente adatto quando si devono rifinire con punti overlock i modelli realizzati con tessuti particolarmente scivolosi.
In seguito troverete un video esplicativo che vi mostrerà come mettere in opera questo straordinario ed utilissimo piedino.

Aghi da Maglia Dritti Takumi Clover: Promossi!

Ferri del Mestiere, Le recensioni di Ivan

Conoscete la mia grande passione per i prodotti Clover, ditta made in Japan produttrice di praticamente ogni articolo che ogni Knitter vorrebbe avere nel suo kit di lavoro.
Ancora non avevo mai avuto modo di utilizzare i loro ferri da maglia, ma pochi giorni fa sono stati sottoposti alla mia attenzione gli aghi dritti della serie TAKUMI, ed ho deciso di testarli e recensirli per voi!

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Iniziamo analizzandone il materiale: il bamboo utilizzato per la creazione di questi ferri da maglia, a mio avviso, è di qualità eccellente, piacevole al tatto, liscio, uniforme e privo di schegge.
Durante il lavoro gli aghi svolgono disciplinatamente il loro compito, dando un ottimo grip che può essere molto utile soprattutto a chi lavora con una tensione molto debole (la così detta “mano larga”) o chi si trova ad affrontare lavorazioni lace anche piuttosto complesse, mantenendo bene sotto controllo le maglie.
Altro punto a favore della gamma di aghi Takumi è la punta, decisamente acuminata e ben delineata, entra perfettamente nelle maglie, utile soprattutto per chi come me si trova spesso ad affrontare lavorazioni a trecce.

I Takumi sono disponibili in diverse lunghezze: 25 – 35 – 40 cm , il che li adatta a tutte le esigenze, sia per chi è abituato ad una lavorazione English con il classico ferro sotto il braccio, sia per chi invece lavora a “braccio libero”. Non è da sottovalutare nemmeno la grandissima gamma di misure che vanno dai 2 mm sino ai 10 mm comprensive anche dei quarti di misura (n.25 e n.75) sino al 3.75 mm.
La fascia di prezzo è media, ne troppo alta, ne troppo bassa, ma sicuramente adatta all’ottima qualità dei materiali.

Sono inoltre disponibile nella gamma dei Takumi anche i Ferri Circolari Fissi, Giochi di Ferri a Doppia Punta  ed anche un superbo KIT di Ferri Circolari Intercambiabili con tanto di custodia rigida in ecopelle!

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Concludo questa recensione dicendo che i ferri in bamboo Takumi di Clover sono un ottimo strumento, che mi sentirei di consigliare anche ai principianti che desiderano imparare a lavorare a maglia con un buon ferro senza spendere un capitale!

O’ Ragù: la tradizione napoletana per eccellenza

Ricette di Ivan

2304843121_4d79652fcf1 Fin da piccino ho sempre amato i film di di Lina Wertmuller, una regista a mio aviso straordinaria, ed il mio preferito è forse “Sabato, Domenica e Lunedì“; in cui tra le varie vicende spicca la preparazione del sublime ragù di carne preparato da Donna Rosa, interpretata da una straordinaria Sophia Loren, e servito durante il burrascoso pranzo della domenica, sulla quale è incentrato il momento cruciale del film. Quello di Donna Rosa è il sugo della tradizione, da preparare con calma e da lasciar “pippiare” sul fuoco per alcune ore prima di gustarlo.

E’ indubbiamente una ricetta da gustare con la famiglia, di notevoli calorie, che offre sia una salsa per condire la pasta sia la carne da poter servire come secondo piatto. Vi propongo di seguito la ricetta tramandata a me da mia nonna del tipico ragù napoletano, alla quale sono particolarmente affezionato.

O’ Ragù
 
Ingredienti per 8 persone:
500 g di lacerto di manzo (o vitello)
500 g di gallinella di maiale
8 fettine di vitello (per gli involtini)
costine di maiale (tracchiatelle)
4 salsiccette
qualche nervetto
1 cipolla
200 g di concentrato di pomodoro
2 kg di pomodori pelati (in alternativa 1 litro di passata di pomodoro)
2 spicchi d’aglio
prezzemolo, uvetta, pinoli, maggiorana, basilico, vino bianco, sale, pepe ed olio extravergine.
Preparazione:
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Cominciamo tritando il prezzemolo e mezzo spicchio d’aglio finemente. Stendiamo le fettine, e mettiamo su ognuna di esse un po’ di trito, l’uvetta, i pinoli ed un pizzico di sale e pepe; avvolgiamole ad involtino e sigilliamole con uno stuzzicadenti.
In un tegame (meglio se di terracotta), facciamo soffriggere nell’olio la cipolla finemente tritata, e piano piano aggiungiamo la carne (escluse le braciole di maiale), le salsicce, gli involtini e i nervetti, avendo cura di rosolare il tutto per bene, bagnando dopo qualche minuto col vino bianco e lasciandolo sfumare. Dopo qualche minuto aggiungiamo della maggiorana (meglio se fresca e tritata) ed il concentrato di pomodoro diluito con un bicchiere abbondante di acqua bollente.
Dopo 15 minuti aggiungiamo i pelati. Facciamo cuocere qualche minuto ancora, ed andiamo infine ad aggiungere al sugo le braciole di maiale, qualche foglia di basilico ed aggiustiamo di sale.
Facciamo attenzione ora, appena il sugo comincia a bollire, lo copriamo con il coperchio, abbassiamo il gas al minimo e lo lasceremo sobbollire, girandolo di tanto in tanto per non farlo attaccare, per circa 5 ore (lo sò, l’attesa è lunga ma il risultato premierà la nostra pazienza).
Con il sugo condiremo la pasta, sono particolarmente consigliati gli Ziti o le Candele Napoletane, ancor meglio se trafilti al bronzo, mentre la carne và servita come secondo piatto acompagnata da una leggera insalata verde.
Ivan

mYak: una filatura etica da scoprire

Lane & Filati, Tecniche dell'Uncinetto

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Al termine del Work-Shop che ho tenuto da MisterLino sabato scorso, Alice Rebaglia  (la responsabile dei corsi e della parte “lanosa” di MisterLino) mi ha poggiato in mano una bellissima matassa lace di color zafferano: si trattava del morbidissimo Baby Yak di MYAK.

LO YAK e MYAK

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Vedete la simpatica bestiola di circa 250 kg nella foto qui accanto? Eccovi uno Yak, anche chiamato bue tibetano, è un immenso mammifero che vive sugli altopiani dell’Himalaya, dalla quale viene prodotta una caldissima lana dai colori che variano dal marrone al nero, semplicemente pettinando il suo abbondantissimo manto.

I filati di MYAK provengono appunto tutti dalla pettinatura del sottovello (morbidissimo, soffice e caldo) dei Baby Yak e delle capre da cashmere che vivono sugli altopiani del Tibet, a più di 4000 mt di altezza, e che crescono allo stato semibrado (e quindi in armonia con l’ecosistema e senza subire alcun tipo di maltrattamento).

I “fiocchi di lana” dei baby yak vengono poi importati in italia, dove vengono lavorati con la filatura cardata e tinti, per regalare a tutti noi che decidiamo di lavorarlo un filato prezioso, durevole nel tempo e che non ha subito alcun processo di depigmentazione per salvaguardarne tutte le caratteristiche e proprietà naturali, rispettando qualità e ambiente.

Il Baby Yak di MYAK lo possiamo trovare in vendita in 3 differenti grossezze  [lace (1,5-3 mm); medium (4,5-5 mm) e bulky (5-6 mm)] ognuna delle quali in una gamma di colori, a mio avviso, interessante.

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IL MIO ESPERIMENTO

C8UCF_15Vista la torcitura della lana, lo spessore ideale e la voglia di provare qualcosa di nuovo e “sperimentale” con questa fibra che per la prima volta mi trovo a lavorare, quello che andrò a sperimentare con la mia matassa di Baby Yak Lace sarà una lavorazione di Pizzo a Forcella, utilizzando come guida in questo mio progetto la nuova pubblicazione di Mani di Fata “L’UNCINETTO CON LA FORCELLA ” (Ed. Mani di Fata, 2015), una traduzione dal bellissimo manuale della giapponese Yoshiko Ariizumi, che è forse la miglior pubblicazione in italiano sull’argomento che possiamo trovare sul mercato, spiegazioni eccellenti, sintetiche e comprensibili, e soprattutto tanti tanti grafici e foto-tutorial!

Come sempre vi invito a seguirmi in questo nuovo progetto per scoprire insieme tante cose nuove!

Per un Dolce Lunedì: Crostata di Crema Pasticcera al Cioccolato

Ricette di Ivan
Non so voi, ma il lunedì mi sveglio sempre con un senso di angoscia all’idea di dover affrontare un ennesimo inizio settimana pieno di lavoro ed impegni, quindi perché non concedersi un piccolo vizio?
La torta, anzi la crostata, che vi propongo oggi è uno dei miei must in pasticceria, amata da amici e famiglia che spessissimo me la richiedono! La frolla croccante, la crema vellutata e ciccolatosa all’inverosimile che vi farà innamorare…Provate per credere!
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Crostata di Crema Pasticcera al Cioccolato (con note segrete)
 
Ingredienti per la Pasta Frolla:
(Queste sono le mie dosi solite per foderare una teglia 24 cm)

300 g di Farina “OO”
200 g Zucchero Semolato
200 g di Burro tagliato in pezzi piccoli
2 Tuorli D’uovo (non faccio la classica con 6 uova perchè con la pasticcera risulterebbe troppo pesante)
1 bustina di vanillina (Vaniglia, non lievito vanigliato se no si rovina tutto)
1 presina di sale

Ingredienti per la Crema Pasticcera al Cioccolato:
(mia ricetta segreta…fatene buon uso!)

2 tuorli d’uovo (3 se le uova sono piccole…ma potete metterne anche solo 1 se preferite una crema più leggera)
100 g di zucchero
1/2 litro di latte (meglio se intero)
1 bustina di vanillina
la scorza di mezzo limone (avendo cura di togliere la parte bianca se rimane, altrimenti darà alla crema un gusto amaro!)
2 cucchiai di Farina
250 g di cioccolato fondente

Preparazione:

Cominciando preparando la frolla. Bisogna mischiare la farina con lo zucchero e la vanillina e poi disporla a fontana, mettiamo al centro i tuorli e inizialmente lavoriamoli con la forchetta come per sfoglia dei tortellini.
Aggiungiamo il burro, e ora è molto importante lavorare la pasta senza scaldarla troppo con le mani, quindi impastiamo velocemente, fino ad ottenere una pasta liscia (vedrete non è troppo complicato) che metteremo poi nel frigo avvolta nel celofan per almeno mezz’oretta.
Intanto ci dedicheremo alla Crema.
Mettiamo a sciogliere a bagnomaria il ciccolato con qualche fiocchetto di burro, girandolo di tanto in tanto.
In un pentolino capiente mettiamo a scaldare il latte con la scorza del limone e la vanillina, facendo attenzione a non fargli prendere il bollore.
In una scodella lavoriamo assieme i due tuorli ed i due cucchiai di farina, ottenendo un composto che potrebbe somigliare ad una pastella.
Una volta che il latte è caldo, togliamo le bucce di limone e versiamo il latte nella scodella mescolando ben bene senza far rimanere grumi.
Ora rimettiamo la crema nel pentolino e abbassiamo il fuoco al minimo. Da questo momento a termine della cottura, non dobbiamo mai smettere di girare la crema con un cucchiaio di legno o una frusta, è molto importante se non vogliamo bruciarla. Lentamente vedrete che la crema prenderà il bollo e comincerà ad addensarsi, sarà pronta quando prenderà una forma simile al budino, lasciando il cucchiaio patinato. Leviamola dal fuoco e versiamoci dentro il nostro cioccolato sciolto, mescoliamolo bene e vedremo che la nostra crema al cioccolato assumerà un’aspetto davvero godurioso!
Tiriamo fuori dal frigo la frolla.
Imburriamo ed infariniamo una teglia (preferibilmente apribile) e foderiamola fondo e bordi con la pasta (lasciandone un poco da parte per un’eventuale decorazione) e poi versiamo sull’impasto la crema pasticcera.
Inforniamo per 30 minuti a 180°C forno ventilato.
E’ buonissima servita tiepida con un po’ di panna montata.

 
Bon Apetit!