Amici ed amiche followers amanti del taglio e cucito eccoci arrivati al nono appuntamento con la nostra seguitissima rubrica “UN PIEDINO PER OGNI OCCASIONE“. Oggi partiremo insieme alla scoperta di un piedino che non è compreso nel KIT DI 32 PIEDINI UNIVERSALI della quale abbiamo trattato nei passati 8 appuntamenti, ma che è uno dei fondamentali piedini da aggiungere al nostro set: Il piedino a doppio trasporto . Il piedino che troverete cliccando il LINK è universale (proprio come per i piedini del Kit) e quindi adattabile alla maggior parte delle marche di macchine per cucire (Singer, Brother, Janome, Toyota, ecc…)
IL PIEDINO A DOPPIO TRASPORTO
Questo piedino è molto voluminoso rispetto a tutti quelli che fino ad ora abbiamo visto, ed è indispensabile a tutti coloro che non avendo a disposizione una macchina con doppio trasporto automatico, si trovano a dover cucire tessuti particolarmente difficili o più strati di tessuto (anche con imbottitura) come avviene nel caso del patchwork e del quilting.
Il piedino a doppio trasporto deve essere avvitato al posto del gambo sulla barra dell’ago. La parte inferiore del piede si presenta come quella del piedino standard, ma presenta sui lati due scanalature attraverso la quale passano due griffe di trasporto (che possono essere in plastica o metallo), azionate tramite la leva posizionata sopra o intorno alla barra dell’ago.
Questa leva, sollevandosi e abbassandosi con il movimento della barra dell’ago stessa, fa “camminare” le griffe del piedino insieme con le griffe inferiori di trasporto della macchina da cucire, spostando quindi sotto il piede stesso i vari strati di tessuto o il tessuto elastico uniformemente, che altrimenti non risulterebbero cuciti in modo preciso.
Nel piedino inoltre è possibile inserire una barra di metalli inclinata che permette di regolare con precisione la distanza tra una cucitura e l’altra.
Per meglio comprendere il funzionamento di questo piedino, di seguito troverete un video-tutorial della Singer!
Queste sono le parole della sua ultima canzone, una canzone che in pochi versi ben riassume la forza vitale racchiusa nel piccolo corpo di quella che è stata forse le più grande voce della canzone francese nella storia moderna: Edith Piaf.
Quella de”La Môme Piaf” fu una vita strana, piena di dolore e di sofferenza, malgrado la sfavillante carriera che si costruì su quella voce particolare, dalle mille sfumature, ora roca e tagliante come filo spinato, ora dolce come il più prelibato miele. Edith nacque poverissima, figlia di un contorsionista e attore di circo e di una umile cantante di strada, che di affetto materno aveva ben poco.
Ad appena due anni infatti la piccola venne affidata alla nonna paterna, tenutaria di un bordello, e fu qui che conobbe la sua “unica vera famiglia”, coccolata e viziata dalle “signorine” che lavoravano nella casa. Ad 8 anni Edith rimase cieca per un breve periodo, La nonna la portò a Lisieux, in modo che la bimba potesse pregare Santa Teresa del Bambin Gesù in cambio della guarigione, che quasi miracolosamente avvenne di li a a poco. Da quel momento in poi Édith fu devotissima a S.Thérèse, dandole il merito di tutto ciò che di bene le accadde nella vita.
Già dall’infanzia Edith dimostrò di avere una gran voce, diventando prima col padre, ed in seguito nell’adolescenza con l’amica Simone Berteaut, detta Momone, diventando una cantante di strada. E fu proprio su una delle “rue” di Parigi che nel 1935 a soli 20 anni fu scoperta dall’impresario Louis Leplée e, dopo un’audizione al “Le Gerny’s“, cabaret vicino agli Champs Elysées, fece il suo debutto.
Dopo l’assassinio di Leplée, nel 1936, fu l’incontro con l’impresario Raymond Asso e la celeberrima Marguerite Monnot che fece spiccare la carriera di Edith, rendendola famosa non solo in Francia, ma nel mondo, successo che vedrà l’apice nel 1945 con quella che è forse la sua canzone più famosa “La Vie en Rose”, tradotta in tutte le lingue.
Nel 1948, durante una tournée negli USA Edith conoscerà l’uomo che fu il grande amore della sua vita, il pugile campione del mondo Marcel Cerdan. Lui era sposato, e lei sarebbe stata, dalle sue stesse parole, “Disposta a rinunciare a tutto pur di stare insieme”. L’amore con Cerdan finì tragicamente il 28 ottobre 1949 con un incidente aereo in cui il pugile perse la vita proprio mentre stava tornando dalla sua Edith.
Fu da quel tragico evento che la Piaf, che non aveva mai goduto di una splendida salute, cominciò a soffrire di dolori artritici sempre più forti, che lei diceva “Non mi permettono di lavorare a maglia”, una passione che portò con se per tutta la vita. Non era raro infatti vederla armata di ferri lavorare per se o per gli amici, il lavoro a maglia fu spesso per lei l’unico compagno di vero conforto.
Questi dolori la spinsero a fare uso sempre maggiore prima di anti dolorifici e poi di morfina.
Se la sua vita privata fu un susseguirsi di eventi tragici (incidenti stradali, coma epatici, interventi chirurgici, delirium tremens e anche un tentativo di suicidio) la sua carriera non conobbe mai un solo istante di crisi, affermandola tra le più grandi artiste della canzone mai esistite.
Negli ultimi anni però il corpo di Edith, già cagionevole e minato dagli abusi di morfina, comincia a cedere, non era raro infatti che la cantante venisse colta malori in scena o dovesse annullare improvvisamente eventi. Le ultime gioie furono nel 1960, l’ultimo concerto all’Olympia, che fu un trionfo anche se la si ricorda piccola e ricurva, con le mani deformate dall’artrite reumatoide e con radi capelli; solo la sua voce era inalterata e come sempre splendida; e nel 1961 il matrimonio con Theophanis Lamboukas, in arte Théo Sarapo.
Edith si spense a Grasse il 10 ottobre 1963 all’età di 47 anni.
IL FILM Se leggendo la biografia di questa immensa figura della canzone francese vi siete incuriositi, non posso che consigliarvi la visione di “LA VIE EN ROSE” film del 2007 vincitore di 2 Premi Oscar del regista Olivier Dahan, che segue passo passo e piuttosto fedelmente i momenti cruciali della vita di Edith Piaff, interpretata da una straordinaria e piuttosto somigliante Marion Cotillard. Magnifiche, a mio avviso, le varie canzoni, tutte da registrazioni originali della Piaf, che vengono “cantante” durante la pellicola!
Ed eccoci anche al primo incontro con “UN PO’ DI SCUOLA”.
Lo sò, lo sò…solitamente si parte dall’avvio delle maglie! E chiedo venia (prometto che poi procederò con ordine) ma vorrei dedicare questo primo video a chi già un po’ conosce la maglia, e chissà per quale motivo, appena sente parlare di “trecce” si terrorizza. Partiamo da un presupposto “NULLA E’ DIFFICILE, BASTA IMPARARE A FARLO NEL MODO CORRETTO”. Quindi cari amici e amiche non fuggite appena vedete un pattern che può sembrarvi troppo complicato, con un minimo d’applicazione si possono ottenere grandi risultati!
La lavorazione a trecce Dalle più semplici alle più complesse, le trecce vengono scelte per la realizzazione di capi sportivi, ma, spesso, vengono inserite anche nell’esecuzione di maglie classiche. In base al numero delle maglie destinate all’incrocio e al numero dei ferri che ne distanziano la lavorazione, si possono ottenere rilievi appena accennati o, al contrario…
E’ una soleggiata ma fredda mattinata di gennaio nella pianura emiliana… Due individui carichi di borse e gomitoli discendono da un treno alla stazione di Parma… hanno una missione: Raggiungere il Barilla Center ad ogni costo!
I due individui siamo io e la mia amica Alice Twain, e ci trovavamo a Parma (città stupenda, ricca di storia che mi è rimasta nel cuore) per la conferenza che la Rettorah (Alice) doveva tenere nel pomeriggio presso il MiSTERLiNO OFFICINA LANA CAFFE’.
Il locale è stupendo, un connubio perfetto tra l’aroma del caffè torrefatto dall'”ospite ospitale” e simpaticissimo signor Lino, e i fantastici filati in vendita sugli scaffali (tra le marche vendute c’è anche l’eccellenza italiana di LaneCardate e la rivendita della nord-europea DROPS)
La conferenza è stata affollata e come sempre la Rettorah è stata simpaticamente esaustiva portando avanti il suo impegno per un lavoro a maglia etico e responsabile verso animali e ambiente. Ho avuto anche io la mia occasione per farmi conoscere dal pubblico parmigiano e presto comincerò a preparare una mia conferenza su “Gli Stili della maglia Anglosassone” che avrò il piacere e l’onore di inaugurare a fine febbraio proprio nello splendido Café-Merceria del Sig. Lino!
Che dire… Parma aspettami!!! Perché presto ci rivedremo!
Qualche immagine della giornata e dello splendido MisterLino Officina Lana Caffé