Filet ad Uncinetto: Storia e qualche segreto!

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Ho una grande passione per l’uncinetto… Come sa bene chi mi segue da tempo, è stata la prima tecnica che imparai e che mi avvicinò al mondo creativo. In questi giorni, proprio per “disintossicarmi” da tutto il lavoro a maglia che ho realizzato durante la stagione scorsa, ho deciso di riprendere in mano il famoso centro natalizio a filet di Mani di Fata inziato lo scorso autunno.
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LA STORIA E LA TECNICA
Il filet ad uncinetto è una tecnica antica che nasce come semplificazione del ben più elaborato marletto a filet creato con la tecnica Mòdano, che prevede la creazione di una vera e propria rete da pesca con l’ausilio di un particolare ago di legno a doppia cruna, che viene poi successivamente ricamata creando motivi geometrici spesso ispirati alla natura con  un gioco di pieni e vuoti utilizzando punti particolati (chiamati punto tela, punto rammendo e punto spirito).
L’uncinetto interpreta e semplifica l’effetto della lavorazione modano creando una rete a maglie alte e catenelle, che crea una serie di quadrati a distanza regolare tra loro. A differenza di quanto avviene per la lavorazione a modano, i quadrati pieni che creano il disegno sulla rete, non vengono ricamati successivamente, ma si creano contestualmente alla rete, lavorando alternativamente pieni e vuoti quando richiesto dallo schema.
Insomma, lavorare a filet significa in pratica “disegnare” con l’uncinetto.

LEGGERE GLI SCHEMI 

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Un semplice schema a filet per bordure

Come accade per il punto croce (della quale tra l’altro si possono utilizzare gli schemi) e le lavorazioni jaquard o intarsio, il filet si lavora seguendo con attenzione un grafico a griglia quadrettata, solitamente in bianco e nero.

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I simboli più comuni dei punti utilizzati nel filet

Ogni quadretto vuoto (chiamato anche spazio) indica un foro nella rete (cioè 1 maglia alta e due catenelle oppure 1 maglia alta doppia e 3 catenelle per una lavorazione più traforata) e il quadretto pieno un gruppo di 3 maglie alte (o tre maglie alte doppie) che deve riempire un quadretto della rete per creare il disegno. Oltre ai gruppi e agli spazi usati nel filet tradizionale, le reti si possono arricchire anche con archetti e rete ad archetti che sono spazi più ampi.  Un archetto da come risultato uno spazio doppio, occupando quindi lo spazio di due quadretti  orizzontali sul grafico. Si ottiene lavorando 1 maglia alta, 5 catenelle, saltare 5 catenelle del giro precedente (oppure 2 spazi), 1 maglia alta. La rete ad archetti crea invece un punto con una forma a “V”, e come l’archetto occupa lo spazio di due quadretti orizzontali nel diagramma. Si ottiene lavorando 1 maglia alta, 3 catenelle, 1 maglia bassa in corrispondenza della catenella centrale (o maglia alta) della riga precedente, 3 catenelle, 1 maglia alta. Combinati questi due punti, come detto in precedenza, occuperanno 2 quadretti orizzontali e 2 quadretti verticali dando come risultato un effetto decorativo alla rete a filet.
Grazie poi ad aumenti e diminuzioni (che tratterò in un articolo seguente) il lavoro a filet può essere sagomato per ottenere lavorazioni dall’effetto visivo molto decorativo e particolare (come ad esempio il centrino natalizio di cui vi parlavo in capo all’articolo), e non semplicemente quadrati o rettangoli.
QUANTE MAGLIE AVVIARE?
Un dubbio che spesso insorge in chi si appresta a cominciare un centro o un qualunque modello a filet è: Ma quante cavolo di maglie devo avviare?!!!!
La risposta è semplicissima. Una volta individuato l’inizio dello schema (che spesso, tranne nei casi indicati diversamente sul diagramma stesso, è la prima riga di lavorazione), basterà contare il numero di quadretti che compongono il grafico, moltiplicare questo numero x 3 (o x 4 se decidete di utilizzare la tecnica a maglie alte doppie) ed aggiungere al risultato 1. Un esempio pratico:
Per un grafico composto da 10 quadretti avvierò 31 maglie (10 x 3 + 1).
Importante è anche ricordarsi di avviare in aggiunta alle maglie di avvio anche il corretto numero di catenelle necessarie a voltare!

UN LIBRO SULL’ARGOMENTO
81l4Z3fnsFLUNCINETTO A FILET (Il Castello Editore – 2008) di Betty Barnden è la traduzione in italiano di un manuale davvero valido su questa tecnica.
Sviluppato su 96 pagine, tutte a colori, con schemi grafici di facile interpretazione, spiegazioni scritte e tecniche spiegate in una terminologia di semplice interpretazione questo manuale potrà guidare al meglio tutti coloro che vogliono addentrarsi tra i meandri di questa tecnica facile e divertente.

Il libro è inoltre corredato da più di 70 schemi utilizzabili per creare da se i propri centri e modelli a filet!

Il Macramè Rumeno: la mia prossima sfida

Macramè Rumeno, Pizzi e -Merletti, Ricamo, Tecniche del Ricamo, Tecniche dell'Uncinetto, Uncategorized, Uncinetto

Sapete ormai molto bene quanto io ami pizzi e merletti; fanno parte di me, con i loro intricati intrecci di filo che danno vita ad ariosi disegni. Oggi voglio raccontarvi qualcosa a proposito di una tecnica che da noi in Italia (caso strano) è ancora poco conosciuta, ma che mi ha letteralmente fatto perdere la testa.

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Mi sono imbattuto nel macramè rumeno quasi per caso un giorno su internet facendo ricerche sul macramè classico, visitando il blog di Nunzia Gregorio, una bravissima cultrice di questo tipo di merletto, che ha anche fondato l’unico gruppo Facebook italiano sull’argomento. Da quel giorno (circa 2 anni fa) ho fatto molte ricerche sull’argomento, ed ora voglio condividere con voi quanto ho scoperto.

IL MACRAME’ RUMENO: STORIA ED ORIGINI

Contrariamente a quello che si potrebbe dedurre dal nome, il macramè rumeno non è nato in Romania. La sua origine parrebbe trarre i natali nel XVIII secolo in Europa centrale (l’allora Impero Austo-Ungarico) e particolarmente in Ungheria/Jugoslavia, portato (pare) dai nobili francesi in fuga dalla rivoluzione.
Ben presto questa tecnica ebbe un enorme successo, particolarmente durante l’epoca vittoriana quando pizzi e merletti erano in gran voga, e si espanse dall’Europa centrale in Germania, Danimarca, Ucraina, Russia, raggiungendo il suo apice in bellezza e pregio proprio nella regione della Transilvania, in Romania soprattutto negli anni del regime comunista, quando la tecnica veniva addirittura insegnata nelle scuole e cooperative femminili vendevano i propri pizzi nei negozi ai danarosi clienti stranieri.

Inizialmente conosciuto come macramè ad uncinetto, venne nei secoli ribatezzato lasetă românească (appunto macramè rumeno) sia per l’enorme diffusione che questo pizzo ebbe in Romania, sia per differenzialo dal macramè classico (con la quale in effetti ha poco in comune). La tecnica oggi è particolarmente conosciuta negli USA grazie a Sylvia Murariu, autrice negli anni ’90 di due bellissimi libri sull’argomento  (in Italia rintracciabili solo su Tombolo e Disegni), ed in Giappone grazie a Chizuko Shiratori che creò nel 1994 la Japan Romanian Lace Association, una scuola di macramè rumeno a Tokyo che ben presto aprì molte altre succursali nel paese del Sol Levante.

COS’E’ IL MACRAME’ RUMENO 

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Proprio come era l’Impero Asburgico, il macramè rumeno è un vero e proprio crocevia di tecniche che si uniscono a formare questo pizzo particolare e di grandissimo effetto. La tecnica infatti è un misto tra Pizzo Rinascimento (dalla quale prende ispirazione), pizzo irlandese ad uncinetto e ricamo ad ago.  Oltre ai disegni orginali (che spesso sono disegnati a mano e difficilmente reperibili sul mercato, se non solo in vecchie publicazioni), per questa tecnica possono essere facilmente adattabili i pattern per il pizzo rinascimento o i cartoni per il tombolo.
I disegni tipici di questa tecnica prendo spesso spunto dalla natura, infatti la maggior parte sono ricchi di fiori, foglie, farfalle, uccellini, acini d’uva e foglie di vite.
Spesso i pizzi vengono impreziositi con applicazioni centrali in lino o cotone ricamanti a mezzo punto, punto gobelin o punto croce.

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Le fasi della lavorazione del Macramè Rumeno

COME SI LAVORA

Contrariamente a quanto si possa credere il macramè rumeno non è affatto una tecnica impossibile da realizzare, ci vuole soltanto molta (e sottolineo MOLTA) pazienza e un po’ di dimestichezza con il ricamo ad ago, che si acquisisce col tempo.
Viene innanzitutto creato un cordoncino ad uncinetto, che può essere lavorato a piacere in diverse varietà, dalle più semplici alle più elavorate a seconda del risultato finale che si vuole ottenere.
Il disegno, proprio come avviene per la lavorazione del pizzo rinascimento, viene decalcato o fissato su stoffa con la tecnica dello spolvero, e in seguito viene ricoperto,con il cordoncino creato che vi viene imbastito seguendo le linee del disegno stesso. Successivamente a questo passaggio, la stoffa con il cordoncino imbastito viene fissata o su un telaio da ricamo o su un cuscino da tombolo.

A questo punto, dopo aver fissato il cordoncino in corrispondenza di curve e disegni articolati, vengono ricamate le parti interne di petali, fiori, foglie, corolle, ed in generale gli spazi vuoti del merletto con punti di ricamo ad ago, che  prendono ispirazione dai punti tipici del ricamo veneziano. Una volta ultimati i ricami, il pizzo viene staccato dal disegno (che rimane quindi utile per successivi lavori.

IL MIO PROGETTO 2016

Per questo anno che comincia ho deciso di lanciarmi una nuova sfida. E’ da molto tempo che rimando, preso da mille altri impegni, ma in questo 2016 ho deciso di imparare questa tecnica.
In una serie di prossimi articoli, pubblicherò per voi i miei imparaticci e lavori, i tutorial passo passo alla scoperta di questa tecnica, che potremo imparare insieme!
Il primo lavoro che tenterò di eseguire sarà proprio il “TRISKELE” della foto pubblicata poco sopra, il cui tutorial potete scaricare gratuitamente su RAVELRY.
Ora non resta che cominciare!….

Learn to Do Bavarian Crochet: una tecnica facile e d’effetto

Le recensioni di Ivan, Libri, Tecniche dell'Uncinetto, Uncinetto

Mi sono accorto che questo mese, ahimè pieno di brutte sorprese, ancora non vi avevo recensito nemmeno un libro! Bene, direi che si può riparare immediatamente cari followers! Oggi partiamo insieme alla scoperta di un punto particolare lavorato all’uncinetto che sicuramente farà innamorare molti di voi:

BAVARIAN CROCHET
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Il Bavarian Crochet, da noi conosciuto semplicemente come “punto bavarese” è una tecnica dell’uncinetto lavorata soprattutto, come certo avrete intuito dal nome, nell’omonima regione della Germania. Le sue origini, come per molte tecniche, si perdono nella notte dei tempi, essendo stato tramando di generazione in generazione nella fredda Baviera da madre in figlia.

La tecnica in se è molto semplice, si tratta infatti di saper lavorare catenelle e maglia alta, ma l’effetto d’insieme che si può donare ai lavori finiti è semplicemente spettacolare.

LA TECNICA

Molto simile nella lavorazione delle classiche Granny Square (le mattonelle usate per creare soprattutto coperte, in Italia conosciute come “Old America”), da però un risultato finale decisamente diverso, infatti il punto bavarese risulta con un cambio colore che da un effetto ottico in 3D a lavoro ultimato. Il punto bavarese viene lavorato in due giri, che danno forma al così detto “Diamante”, la forma tipica della lavorazione. Può essere lavorato in un unico, grande quadrato per creare coperte, o in più quadrati più piccoli per creare oltre a queste anche accessori moda o per la casa (mantelle, sciarpe, cappelli, borse, cuscini, ecc..). Importante, a mio avviso, per ottenere un risultato davvero sorprendente, è cambiare tra loro almeno 3 tonalità di colore durante la lavorazione.
Ne video che vi propongo qui sotto potrete vedere in dettaglio la lavorazione passo a passo di una piastrella lavorata con il bavarian crochet, ma, è doveroso dirvelo, la tecnica può essere lavorata anche in piano oltre che in tondo, assumendo il nome di Bavarian Stitch.

IL LIBRO CONSIGLIATO

61RU0wHpkCL Learn to Do Bavarian Crochet (Jenny King, ED. Annies Attic -2010) oltre ad essere uno dei pochissimi libri dedicati a questo fantastico punto, è come moltissimi altri inserti della collana “Learn to do” di Annies Attic un vero piccolo tesoro da custodire.

Il Libro è ben scritto, in un inglese di facilissima comprensione, ricchissimo di immagini a colori e schemi semplici da intendere, una vera guida passo passo, adattissima sia ai principianti alle prime armi con l’uncinetto che vogliono sperimentare, sia a chi come me già esperto, vuole imparare con rapidità nuove cose. Nel libro sono presenti anche 9 progetti piuttosto carini e semplici per mettere alla prova quanto appreso.

51N8oG3pdoLVi segnalo inoltre sempre della stessa autrice: Bavarian Crochet On-The-Go (Ed. Annies Attic – 2013) dove la nostra Jenny King ci insegna attraverso 14 nuovi progetti, nuovi modi per impiegare questa tecnica da lei tanto amata. E per chi volesse diventare un vero esperto nella tecnica segnalo anche il DVD, dove l’autrice stessa illustra passo passo tutti i segreti del Bavarian Crochet.

Il Cro-Tat: le “nuove” frontiere del chiacchierino

Chiacchierino, Uncinetto

l_59175dd0-2a44-11e2-935b-712b86800008Molti di voi sicuramente ricorderanno l’articolo sulla storia del chiacchierino che pubblicai qualche mese fa. In quell’articolo, che fu ed è tuttora uno dei più visitati del mio blog, vi promettevo che avrei parlato anche delle varie tecniche per lavorare questo meraviglioso pizzo tornato di moda da qualche anno, ed oggi partiamo proprio dalla meno conosciuta: il CRO-TAT. In questo articolo ne analizzeremo la storia, la tecnica e gli strumenti di lavorazione, prossimamente pubblicherò anche un’articolo dove scopriremo insieme la realizzazione vera e propria della tecnica.

BREVE STORIA DELLA TECNICA

Il cro-tat, ovvero crochet-tatting (chiacchierino all’uncinetto), tornato alla ribalta della moda in questo ultimo paio d’anni, non è una tecnica così nuova come si potrebbe pensare.
I primi riferimenti a questo modo di lavorare il pizzo li ritroviamo già infatti in una pubblicazione del 1869 di Harper Bazaar (precisamente il I volume), e divenne molto popolare e particolarmente diffusa soprattutto in Germania,  proprio perché di facilissima realizzazione rispetto alla tecnica con navetta, che richiede una certa esperienza per dare al lavoro finito un aspetto perfetto.

LA TECNICA 

Il chiacchierino ad uncinetto è una tecnica molto simile alla lavorazione del chiacchierino ad ago, è facile da comprendere e richiede una manualità minima con l’uncinetto, proprio per queste sue caratteristiche è forse il miglior metodo per un principiante nell’arte del pizzo per approcciarsi al chiacchierino. Una particolarità importante, sempre in comune con la tecnica ad ago, è quella che in caso di errore nell’esecuzione di un pattern, i nodi possono essere facilmente scuciti (mentre chi conosce la tecnica della navetta sa bene che un errore simile e ben difficile da correggere).

Ma non c’è rosa senza spine. Infatti le differenze fra il chiacchierino con la navetta e il crochet-tatting sono ben riconoscibili: Quando lavoriamo a navetta i nodi rimangono molto compatti e piatti, possiamo utilizzare filati sottilissimi che nell’insieme donano al pizzo finito un aspetto molto fine e delicato. Nella tecnica ad uncinetto invece il lavoro finito risulta più “grossolano”, o per meglio dire “rustico”, perchè a differenza della tecnica a navetta dove i nodi vengono creati sul filo portante e si compattano con i movimenti della mano, nel cro-tat (come nella tecnica ad ago) i nodi vengono creati sull’uncinetto, che in seguito fa passare il filo attraverso i punti per creare cerchi ed archetti. Proprio questa caratteristica “allarga” i punti, dando un risultato finito più panciuto.

Il cro-tatting può essere realizzato anche utilizzando i punti classici dell’uncinetto: questo tipo di lavorazione avrà soltanto lo scopo di assomigliare nella struttura a un lavoro al chiacchierino, ma sarà diverso nella sostanza, poiché troveremo maglie basse e catenelle al posto dei canonici nodi doppi del chiacchierino.

I FERRI DEL MESTIERE

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Il Cro-Tatting viene lavorato con dei particolari uncinetti (che potete trovare in mercerie molto fornite o anche in vendita su Amazon QUI).

Questi uncinetti sono più lunghi dei classici (solitamente 9 cm + il manico), e questa caratteristica è fondamentale per la formazione dei numerosi nodi che si devono creare per alcuni pizzi. Presentano inoltre e una  testa molto appuntita e gola profonda , la prima per penetrare meglio nei punti e la seconda per tirare al meglio il filo attraverso i nodi senza rovinarli. Personalmente ho acquistato quelli della Prym in acciaio (con cui mi trovo benissimo), ma si trovano in commercio anche in altri materiali come ad esempio il bambù.

Concludiamo questo nuovo viaggio con un paio di consigli. Ahimè non si trovano in commercio libri veri e propri sulla tecnica, ma fortunatamente viviamo nell’era di internet, che è un’ottima risorsa.
QUI potrete trovare un ottimo sito inglese ricchissimo di informazioni e pattern gratuiti

QUI invece un forum italiano che tratta del chiacchierino in generale ed anche della tecnica del cro-tatting

Uncinetto Tunisino: storia e segreti di una tecnica facile e divertente

Tecniche dell'Uncinetto, Uncinetto

Alcuni giorni fa una follower della mia pagina facebook mi ha scritto “Ivan, stai diventando piacevolmente enciclopedico”, e dunque, quale buona enciclopedia di cucito non tratterebbe di uncinetto?
L’uncinetto è stato il mio primo amore, cominciai a lavorarlo a 13 anni e da allora non ho mai potuto smettere! Oggi comincerò a parlare di questo meraviglioso strumento con voi partendo da una tecnica semplice e divertente adatta anche ai principianti: l’Uncinetto Tunisino.

In questo post troverete una descrizione della tecnica e della storia, presto scriverò un post anche sulla lavorazione e sui punti ultilizzati.

IMGP3734 edit_thumb[3]CHE COS’E’?

Molto simile al Broomstick Lace e conosciuto nel mondo anche come Shepard’s Knitting e Afghan crochet, è una tecnica che da qualche anno sta venendo riscoperta in Italia, molto semplice nella realizzazione, ha una lavorazione a metà tra il lavoro a maglia e l’uncinetto; viene eseguita in righe di andata e ritorno, e da un risultato simile ad un tessuto compatto. Viene impiegato sopratutto nella realizzazione di coperte, giacche, pantofole e articoli per la casa.

LA SUA STORIA

Le origini del punto tunisino sono piuttosto misteriose. Alcune teorie suggeriscono che  questa tecnica sia nata come “un modo per i marinai e pastori di creare vestiti semplici per loro stessi”. Altre teorie collegano il punto ad un nuovo tipo di lavoro a maglia lavorato ad uncinetto che sarebbe stato praticato in Africa e in Asia centrale già dall’antichità.
Più ci avviciniamo al 1800 la più chiara diventa la storia del punto tunisia. La tecnica dell’uncinetto tunisino si diffuse soprattutto nell’Europa Occidentale e nelle isole Britanniche, dove era usata, soprattutto grazie alla sua consistenza, la facilità e velocità di lavorazione, per creare coperte per la casa.457
Dopo quasi un secolo di splendore, attorno al 1920, la tecnica venne praticamente abbandonata, e quasi dimenticata per circa 5 decenni,e solo dal 1970 venne ripresa timidamente nella creazione di borse e accessori alla moda.
Oggigiorno finalmente l’uncinetto tunisino sta riconquistando popolarità (soprattutto grazie ad internet) facendosi riscoprire in tutta la sua semplicità e versatilità!

IL FERRO DEL MESTIERE

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Per lavorare la tecnica ci occorre un ferro particolare, conosciuto per l’appunto come uncinetto tunisino o uncinetto per punto tunisi.

Si tratta di un ferro simile a quelli usati nel lavoro a maglia, che si trova in quasi tutte le misure, con la punta ad uncinetto (possiamo altresì dire che si tratta di un uncinetto molto lungo). La sua forma è dovuta alla necessità stessa della lavorazione di mantenere i punti sul ferro.
Ne esistono di diversi tipi in commercio, sia rigidi che con cavo flessibile e con le punte removibili, i migliori a mio avviso sono i KIT Denise e Knitpro

LIBRI SULL’ARGOMENTO E LA TECNICA

In italiano ahimè si trova in commercio solo UNCINETTO TUNISINO (Donatella Ciotti, ed. Il Castello – 2012) un libro che però non mi ha entusiasmato molto e soprattutto non trovo molto chiaro per i principianti. Per trovare qualcosa a mio avviso più dettagliato e chiaro nelle spiegazioni dobbiamo come sempre dirigerci verso le pubblicazioni inglesi, in particolare vi consiglio: ULTIMATE BEGINNER’S GUIDE TO TUNISIAN CROCHET (Kim Guzman, ed Leisure Arts) e LEARN TUNISIAN CROCHET (Tara Cousins, ed Tiger Road Publishing – 2014) che al più presto cercherò di recensire per voi!
Per chi invece già conosce la tecnica ma vuole sperimentare cose nuove consiglio 2 fantastici dizionari dei punti specifici sul tunisino: 101 EASY TUNISIAN STITCH (Carolyn Christmas, ed Annies Attic – 2004) e TUNISIAN CROCHET STITCH GUIDE (Kim Guzman, ed Leisure Arts – 2014)

Raccomando infine a tutti i curiosi sull’argomento di visitare il bellissimo gruppo facebook UNCINETTO TUNISINO, QUESTO SCONOSCIUTO di cui faccio parte anche io con altri/e appassionati!

Ivan