La Lisciva: sbiancante naturale per pizzi, ricami e merletti

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Percarbonato-o-lisciva-per-sbiancare-e-igienizzare_su_vertical_dyn (1)Il sabato a casa mia è giorno di bucato, ed a volte tra le cose da lavare finiscono anche centrini, pizzi ed i preziosi corredi ricamati di mia nonna. Ma come fare a lavarli senza correre il rischio di rovinarli? La risposta arriva proprio da un prodotto che ben conoscevano nonne e bisnonne che sono nate in un mondo ancora senza lavatrici e detersivi industriali…

CHE COS’E’ LA LISCIVA?

La lisciva è il più antico dei detersivi, ed anche uno dei più naturali. E’ composta da sali completamente solubili che a differenza dei moderni detersivi da bucato non contiene sbiancanti ottici a base di fosforo. Può tra l’altro essere utilizzata anche al posto dei comuni detergenti per la casa.

COME PREPARARLA

zoom_15503-0-55b3ae5bPreparare la lisciva in casa non è affatto complicato: basta sciogliere 1 kg di cenere ottenuta dalla legna brciata (quella di pellet non va bene) setacciata per eliminarne le impurità e 250 g di bicarbonato o soda  in 5 litri di acqua e facendo bollire il composto per 3 ore.Dopo la bollitura, il composto va lasciato riposare, così che la cenere possa depositarsi sul fondo della pentola. Una volta raffreddata, la lisciva va filtrata e imbottigliata. La dose per questo detersivo è di 100 ml da diluire in acqua.
Se non avete tempo o cenere naturale di legno a disposizione, oggi è possibile acquistare anche un’ottima lisciva in polvere in molti negozi dedicati alla vendita di detergenti, come Acqua e Sapone o Ipersoap al prezzo di pochi euro! La dose della lisciva in polvere è circa una tazzina da caffé da sciogliere in una bacinella d’acqua, o nella vaschetta della lavatrice.

Questo antico detersivo infatti può essere anche utilizzato anche con il normale bucato in lavatrice, infatti deterge senza rovinare anche i capi colorati!

LAVARE E SBIANCARE PIZZI, CENTRINI E MERLETTI

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Per lavare i vostri pizzi senza correre rischio di rovinarli preparate una bacinella di acqua ben calda e discioglietevi la lisciva. Immergete a questo punto i merletti (uno alla volta se sono particolarmente delicati o antichi) e lavatali cercando di non agitare troppo l’acqua. Lasciate in ammollo per circa 45 min/1 ora a seconda del grado di sporco.
Una volta trascorso il tempo dell’ammollo, mettete la bacinella sotto il rubinetto e aprite l’acqua calda (non rovente, magari miscelatela con acqua fredda) e lasciatela scorrere delicatamente nella ciotola, fino a che l’acqua non risulti limpida.
A questo punto sollevate i pizzi dall’acqua, distendeteli su una superficie piana e ridandogli la forma originale stendendoli delicatamente con le dita ed eventualmente spillandoli. Lasciate asciugare prima di muoverli.
Un ulteriore passaggio (sempre che il merletto non sia troppo delicato) potrebbe essere quello di apprettare con amido naturale e stirare il pizzo possibilmente con un ferro da stiro a secco.

 

 

 

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Il Chiacchierino: Storia di un pizzo da lavorare in “leggerezza”

Chiacchierino, il mondo di Ivan

In oriente è Makouk. In Inghilterra viene chiamato Tatting, in Francia Frivolitè, in Germania Schiffshenarbeit (perchè il tedesco sembra sempre una parolaccia?)… Da noi è conosciuto come Chiacchierino, forse il merletto più conosciuto insieme al tombolo nel nostro paese.

????????????????????Mi sono avvicinato a questa tecnica  due anni fa, quando per caso ho conosciuto i gruppi di facebook Quelli che adorano il chiacchierino e Il Tatting delle Fate, dove ho avuto la fortuna ed il privilegio di conoscere due bravissime insegnati (Consuelo Piras e Anna M. Letizia Giachino) che mi hanno iniziato a questa stupenda arte. Non è una tecnica semplicissima, soprattutto quella a navetta; ma acquisita una certa manualità da risultati sorprendenti.

IL CHIACCHIERINO: CHE COS’E’?

Il Chiacchierino è fondamentalmente un merletto costruito con una serie di anelli e archetti. E’ un pizzo da decorazione adatto a bordure e viene spesso utilizzato per rifinire centrini, tende e colletti. Caratteristici di questa tecnica sono occhielli e archi di filo ricoperti da nodi (che danno un effetto visibile simile alla maglia bassa dell’uncinetto) e i pippiolini, piccole sporgenze che formano elementi decorativi, utilizzati anche per la costruzione dei motivi che creano la struttura del pizzo stesso.

LA STORIA

principessa-adelaide-2247346_0x420Le origini di questa lavorazione si perdono, così come per le leggende, nella notte dei tempi.

I primi esempi riconosciuti della diffusione di questa arte manuale però li ritroviamo nella Francia a cavallo tra il 1600 e il 1700, dove tra le dame di corte nacque la moda di lavorare questo merletto a navette, che veniva creato in leggerezza, chiacchierando, da qui forse nacque anche il termine “Frivolité” (frivolezza appunto)

Negli anni successivi, il chiacchierino divenne una vera moda, tant’è che molti di questi pizzi cominciarono ad essere applicati su abiti, lenzuola ed asciugamani nei corredi, conoscendo il suo periodo di massimo splendore durante l’Epoca Vittoriana, quando la lavorazione fu esportata in un tutta europa e da qui nel mondo.

In Italia il pizzo chiacchierino, nell’800 lavorato soprattutto dalle suore nei conventi, vivrà un’epoca di particolare successo popolare nel periodo tra le due guerre mondiali, quando le donne di casa preparavano i corredi matrimoniali, e soprattutto i colletti creati con questa tecnica venivano applicati agli abiti di gran moda.

Da qualche anno questa tecnica, in passato subissata da maglia e uncinetto e quasi scomparsa, sta reclamando il suo posto nel mondo del cucito, non più come semplice elemento decorativo per corredi, ma come gioiello da indossare. Sulla base del chiacchierino si sono create altre forme di “arte” come l’ ankars che arricchisce gli schemi del chiacchierino con l’aggiunta di perline e strass in vari colori, il chiacchierino celtico, e molto altro ancora.

Per chi volesse approfondire l’argomento storico di questo merletto consiglio due bellissimi libri vintage (entrambi pubblicati nel1984): History of Lace (Dover Pubns; Rev Enl edizioni) e Tatting: Technique and History (sempre Dover Publications, anche in versione digitale)

Con la speranza di avervi come sempre incuriosito, e di farvi avvicinare al mondo di queste arti che amo, vi aspetto in uno dei miei prossimi articoli dove comincerò a trattare delle TECNICHE DEL CHIACCHIERINO, e vi lascio con alcune immagini di miei lavori!

Ivan